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Unioni Civili: Librandi (Sc), arrivare a sintesi responsabile
(troppo vecchio per rispondere)
u***@gmail.com
2016-01-29 07:49:16 UTC
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(ITALPRESS) - Roma, 28 gen 2016

"Sulle unioni civili e' necessario arrivare a una sintesi responsabile: le posizioni troppo estreme che caratterizzano ancora una parte del Pd devono essere accantonate se vogliamo davvero giungere al risultato del riconoscimento di alcuni diritti. Qualcuno sta tirando la corda in modo eccessivo non curante del fatto che cosi' rischiamo di spezzarla. Mi auguro che nei prossimi giorni possa prevalere un senso di responsabilita' unitario e traversale in grado di caratterizzare il maggior numero di parlamentari". Lo afferma in una nota Gianfranco Librandi, parlamentare di Scelta Civica.

FONTE: http://www.gianfrancolibrandi.it/unioni-civili-librandi-sc-arrivare-a-sintesi-responsabile/
Rafminimi
2016-02-10 07:20:00 UTC
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----- Original Message -----
r@>
To: <Undisclosed-Recipient:;>
Subject: Da leggere con calma e riflettendo su ogni virgola


http://www.riscossacristiana.it/dopo-il-family-day-cirinna-battagliecattoliche-e-democristianismo-alessandro-gnocchi-intervista-elisabetta-frezza/


il Family Day. Cirinnà, "battaglie"cattoliche e democristianismo. Alessandro
Gnocchi intervista Elisabetta Frezza
By Redazione On 9 febbraio 2016 ·
Ha preso il nome della senatrice Monica Cirinnà perché è stata lei a
presentare il disegno di legge sulle unioni civili che porta dritto dritto
al riconoscimento delle convivenze omosessuali con tutto quel che ne
consegue. Ma, in realtà, quello delle unioni omosessuali è un calderone
messo da tempo sul fuoco e dentro ci bolle di tutto, dalle astuzie vere e
presunte della politica politicante ai cosiddetti temi civili che sarebbe
meglio chiamare incivili, fino al triste spettacolo offerto da ciò che resta
della Chiesa cattolica ai tempi del Papa venuto dalla fine del mondo.
Intanto, nel pignattone incandescente ognuno ci butta quello che crede con
l'idea
di cavarne quello che spera, con il solo risultato che chi va nella pignatta
si imbroda. Così, nei vapori irrespirabili che ne scaturiscono, in cui tutto
ha lo stesso sapore, risultano appiccicose e limacciose anche le ragioni di
quelli che dovrebbero avere ragione. Nel gioco un po' ingenuo di smuovere le
masse per smuovere le élite, proprio loro, quelli che dovrebbero aver
ragione, finiscono per pretendere di avere ragione oscurando o ignorando
quelle che dovrebbero essere le loro vere ragioni: riducono tutto a un
argomento umano, ne fanno una gara all' "io sono più umano di te" quando,
invece, bisognerebbe dire "io sono cristiano perciò ho più ragione di te".
Ma questi non sono argomenti buoni per la piazza, che di solito i cristiani
li dà in pasto ai leoni.
Dentro il Circo Massimo un tempo i martiri vincevano versando il sangue ed è
difficile che oggi ci riescano urlando nei megafoni. Ammesso che si possa
archiviare questa Cirinnà, ce ne sarà un'altra. Ma qui si potrebbe obiettare
che è meglio poco piuttosto che niente, però si potrebbe replicare che è
meglio niente piuttosto che poco di buono. Ma è materia complessa, per cui è
bene chiedere lume a chi ne sa. Per questo sono andato a parlare con
Elisabetta Frezza, che ha il difetto di essere una mia amica, ma ha il
pregio di essere un avvocato con le idee chiare e il coraggio di esporle in
pubblico. Molti l'avranno già sentita parlare o avranno letto i suoi
articoli sulle questioni dell'omosessualismo, sul gender e su tutto ciò che
ne discende, nella società, nella scuola, nella famiglia. Quanto segue è
quello che è uscito dalla nostra chiacchierata.
Alessandro Gnocchi
.
Elisabetta, partiamo dalla fine. Magari si riesce a pescare un filo che ci
fa risalire fino ai veri termini della questione. C'è stato il Family Day,
due milioni di persone sono andate in piazza a dire che vogliono difendere
la famiglia e tante altre belle cose. Ma come andrà a finire con la legge
Cirinnà?
È tutto già scritto. Le unioni civili si faranno, magari senza utero in
affitto (tramite stepchild adoption) in prima battuta, ma si faranno. Hanno
già deciso. Cioè, ha già deciso, lui.
Lui chi? Lui Renzi, lui Bergoglio?
Lui Ruini. Su Riscossa Cristiana lo ha spiegato bene Patrizia Fermani. Ruini
lo ha fatto sapere tramite Corriere della Sera, su sollecitazione di un
compiaciutissimo Aldo Cazzullo. Dietro a tutto c'è ancora il grande vecchio,
è proprio il caso di dire così. Non dimentichiamolo, Ruini è quello del "non
chiediamo l'abolizione della 194", quello che con Carlo Casini stabilì per
tabulas i 140.000 embrioni morti ogni anno della legge 40 e fece digerire al
mondo cattolico il rospo della fabbricazione degli esseri umani in provetta.
Grazie a lui, capace di mettere in circolo la vulgata del "porre fine al far
west procreativo", si inaugurò il mercimonio umano legalizzato, eugenismo
incorporato, con imprimatur episcopale. La stessa cosa accade ora, e il
programma è stato presentato con estrema chiarezza: di questo bisogna dare
atto agli strateghi della nuova manovra suicida, ovvero della consacrazione
a tutto tondo dei rapporti contro natura.
Però, nelle ultime ore, si parla di una marcia indietro sulla legge, pare
che l'ingranaggio si sia inceppato: Grillo dà ai suoi libertà di coscienza,
Alfano punta i piedini e fa il permaloso.
Certo, la dialettica politica dove tutte le idee sono sullo stesso piano e
tutto è negoziabile, fa il suo corso. I politici praticano il loro mestiere
e cercano di intercettare il massimo di consenso compatibile col
mantenimento della poltrona, che è sempre il loro obiettivo supremo. Alla
fine, magari, ci presenteranno come un trionfo una battuta d'arresto, una
pausa di riflessione, sulla sorte dei bambini. In realtà la bomba ad
orologeria è innescata, lo sanno tutti, stanno solo baruffando col timer.
Una pena. In questo scenario desolante , non si deve guardare alle
marionette, ma al puparo.
Per tornare alla questione Ruini, non è così malizioso chi pensa che il
problema vero stia dentro al mondo cattolico e che il Family Day sia la
gioiosa maschera mortuaria di un cattolicesimo votato a gestire la disfatta
invece che a organizzare la riscossa.
Partito l'ordine, si finisce per serrare i ranghi. Tutti, o quasi, ai loro
posti in modo più o meno strisciante. Tra gli organizzatori della
manifestazione, dietro l'apparente compattezza, regna la confusione più
totale, ben espressa nella persona del portavoce Massimo Gandolfini che un
giorno chiede di scorporare la sola questione dei figli, un altro parla di
diritti individuali degli omosessuali, un altro ancora di diritti civili
della coppia, magari "attenuati", in un virtuosismo ormai incontrollato di
variazioni sul tema.
Quindi, il concetto "No Cirinnà" è forte e chiaro come sembra o no?
Bisogna tenere presente quanto dicevamo prima: il grido di battaglia "No
Cirinnà" può benissimo voler significare - e infatti significa - "Ok a una
Cirinnà bis", con qualche ritocco cosmetico a scadenza. Tanto, a completare
il lavoro ci sta comunque la Corte Costituzionale in servizio permanente
effettivo. Basti vedere cosa dichiara per esempio l'avvocato Simone Pillon,
anche lui come Gandolfini di area neocatecumenale, formazione protagonista
assoluta della piazza: "Il problema del ddl è la prima parte, ovvero tutti
quegli articoli che sostanzialmente equiparano le unioni civili al
matrimonio. La seconda parte, dove pure ci sono punti che non ci trovano
d'accordo,
potrebbe rappresentare una base di trattativa e comunque fa riferimento ad
un elenco di diritti individuali: questo potrebbe vederci d'accordo. Il
problema è l'equiparazione". Come da comandamento ruiniano. (vedi su ZENIT
cliccando qui)
Ma, alla fine, questa resistenza c'è o non c'è?
C'è una finta resistenza che ha fissato il limite della ritirata strategica
sulla linea dell'utero in affitto. Una retroguardia condivisibile persino da
alcune femministe. Come sempre, la tattica è quella disastrosa di cercare
ciò che unisce al di là di ciò che divide. La grande ammucchiata rimane
sempre la grande tentazione. Ringhiano, ringhiano tutti, ma non mordono,
anzi alla fine leccano la mano di chi li nutre. È un dogma del
democristianismo: can che abbaia, lecca. In tal senso il più onesto è il
presidente del Movimento per la Vita, presente massicciamente in piazza.
Gianluigi Gigli, in un articolo su Avvenire, cala paternalisticamente
dall'alto
perle di autentica saggezza democristiana. Un conto - dice - è la piazza,
utile per "consolare un sentimento identitario" (sic), altro conto il
parlamento degli ottimati, dove è assurdo fare barricate velleitarie contro
la Cirinnà perché una legge sulle unioni civili "è ormai imposta dalla
Consulta e dalla UE". Del resto, il legame di sangue tra Movimento per la
Vita e vertici episcopali, cementato dall'otto per mille, è inossidabile
(vedi su Scienza e Vita cliccando qui).
E allora, in Italia, è rimasto qualcuno che non vuole questa legge neanche
emendata?
Nella vetrina ufficiale no. Il dissenso integrale pare evaporato. Resta,
penso, nel sentire di molti in cui alberga ancora il buon senso comune e il
senso di realtà, della gente sana distante dalle alchimie della politica dei
palazzi sacri e profani. Quella che crede ancora che ci siano dei principi
veritativi da difendere a qualunque costo. Purtroppo, spesso, crede anche
che siano rimasti uomini capaci di rappresentarla. Ma questi uomini non ci
sono, o meglio, quelli che hanno il coraggio, nonostante tutto, di andare al
cuore della questione - in questo caso, cioè, di dire che i rapporti
sodomitici sono di per sé un male perché offendono la legge naturale e
divina - vengono lasciati esibire ai margini, in omaggio al pluralismo di
facciata.
Mi stai dicendo che i due milioni del Circo Massimo sono da soli oppure che
sono da soli e neanche tanto ben attrezzati?
Probabilmente la parte della folla non eterodiretta - in virtù di quel
fenomeno di "gestione di cervelli in conto terzi" che connota i movimenti
ecclesiali, secondo una folgorante definizione di Mario Palmaro - è ben
orientata, anche se magari il magma incandescente che le ribolle in corpo
avrebbe bisogno di essere razionalizzato e ricondotto a poche idee ben
formulate, anziché condensato in slogan senza senso e a doppio taglio perché
assemblati con le stesse suggestive parole passe-partout (i diritti,
l'amore)
a servizio della causa avversaria. La realtà è che nessuno, da una
postazione titolata, attacca il problema alla radice. Nessuno osa più
ricordare che un ordinamento (nella sua funzione, appunto, "ordinatrice")
deve tutelare solo interessi che coincidano con l'interesse generale, in
vista della conservazione e della crescita retta e armonica della società.
Che la famiglia non è un fatto convenzionale, ma una realtà naturale che
precede il diritto, perché è il luogo dove si genera e si cresce la vita.
Che Sodoma fu incenerita da Dio per quelle stesse condotte che la Cirinnà e
la sua corte vogliono definitivamente legalizzare. Nessuno parla più di
sodomia, inclusa la maggioranza dei preti, vescovi, cardinali.
Questa parte sana di cattolicesimo contro chi sta combattendo? Contro il
mondo laico e omosessualista, certo, ma anche contro chi dovrebbe guidarla?
A rigore, e magari senza saperlo, sì. Combatte da sola. E deve continuare a
farlo, beninteso, senza scoraggiarsi e senza farsi intimidire. Meglio però
se ha la percezione disincantata della realtà, per quanto sconvolgente e
dolorosa possa essere, proprio per non venire deviata su lidi normalisti,
per una idea distorta di obbedienza alla autorità. Ormai sappiamo che le
famiglie e le persone di buona volontà in rivolta contro il disegno della
creazione di Dio e contro gli attentatori dei bambini debbono lottare oggi
contro due eserciti riuniti sotto una unica bandiera: l'esercito dei laici
del nichilismo onusiano e quello degli ecclesiastici che hanno tradito la
Chiesa di Cristo con i loro emissari in borghese.
E quale è il nemico che ti fa più paura?
Il vero nemico non è il radicale, il satanista, l'abortomane, ma il
democristiano che ne permette l'operato aprendogli la strada tramite la
contorsione logica e morale del "male minore". Se su tutto questo ci metti
che il Papa del "chi sono io per giudicare" ha nuovamente tessuto l'elogio
di Emma Bonino, mi pare che il quadro sia completo. Tanti fedeli
disorientati cercano disperatamente di aggrapparsi all'uscita "cattolica" di
questo o quel prelato, e si è giunti al paradosso che pare una grazia sentir
dire pubblicamente qualcosa di aderente al magistero di sempre. Di fatto, la
sodomia è sdoganata dai vescovi e il gioco dialettico, anche aspro, tra
Galantino, Mogavero e compagni da un lato (apertamente contro il family
day), e Bagnasco e Ruini dall'altro (a favore della manifestazione), è solo
quello tra il poliziotto buono e il poliziotto cattivo, per pigliare nel
sacco il malcapitato popolo di Dio.
Il mestiere mi imporrebbe di farti questa domanda in forma asettica, quasi
ingenua, ma l'amicizia me lo impedisce. Allora ti chiedo brutalmente cosa
pensi dell'Appello che ha raccolto molti insigni giuristi intorno a una
protesta contro il disegno di legge.
Questo Appello, promosso dal "Centro Studi Livatino", ha raccolto le firme
di moltissimi giuristi: docenti universitari, avvocati, magistrati,
presidenti emeriti di Corti. Si intitola Rilancio della famiglia come
riconosciuta dalla Costituzione, no a improprie equiparazioni. Ora, a chi
abbia in testa il codice di decrittazione della realtà capovolta in cui
siamo calati non può sfuggire già dal titolo come questa iniziativa si
immetta nella scia del moderatismo di regime. Il testo del documento lo
conferma in pieno. Ha avuto particolare risalto proprio perché è stata
presentata come presa di posizione elitaria, di categoria. In un tempo in
cui vanno tanto di moda gli "esperti" e tanto si parla di "competenze", una
sfilza di nomi di legulei fa la sua matta figura. Ma non è altro che
l'ennesimo
avallo alla linea "maleminorista", con l'aggravante che è un avallo titolato
perché proveniente dallacrème dei giuristi di area sedicente cattolica o giù
di lì.
E che cosa rappresenta o che cosa vuole questa crème?
A ben vedere, se appena appena si conoscono nomi e fatti della storia
recente snodatasi intorno a questo tema, si scopre che gli autori
dell'appello
sono gli stessi del Testo Unico sulle convivenze - già ampiamente commentato
su queste colonne - che costituisce lo schema tecnico-giuridico principe
della "nuova famiglia cristiana" aggiornata secondo copione. I due testi -
Appello e Testo unico - si compenetrano perfettamente e vanno letti in
combinato disposto. Tutto torna. Anche l'Appello dunque concorre
all'obiettivo
comune. In fin dei conti, infatti, le posizioni di Gandolfini e compagnia
ricalcano l'impianto del Testo Unico, che altro non è se non la trappola per
attirare, tramite Alleanza Cattolica, la parte più a destra del dissenso
simil-cattolico. Sono i normalizzatori per mandato episcopale.
Direi che si sta creando una struttura di tipo politico pronta a tutto, nel
senso di pronta a trattare su tutto. Mi sbaglio?
Non ti sbagli. Vedo i Family Day come lo strumento mediatico per accreditare
nuove candidature in quota "cattolica". Manifestazioni per designare,
tramite acclamazione popolare, le pedine del potere episcopale in
parlamento, preselezionate in base alla disponibilità al compromesso che è
la cifra di tale potere. Una sorta di vidimazione pubblica, quando serva un
aggiornamento dell'interfaccia. Nel 2007 è stata lanciata Eugenia Roccella,
con ottime referenze di militanza radicale, che da quel primo Family Day
rappresenta la cinghia di trasmissione tra vescovi e stanze della politica e
infatti per nove anni ha piantato "paletti", postumi o preventivi. Dalla
passerella sul palco del 30 gennaio uscirà qualcun altro, scelto in base ad
analoghe credenziali. Il test di voto l'hanno già fatto, le carte sono in
regola.
Stai girando parecchio con le tue conferenze. Che tipo di platea trovi?
Varia. Ho visto di tutto. Dalla mamma allarmata alle persone in apprensione
per figli di tutte le età, fino a sacerdoti e politici. Non sono mancate le
contestazioni, provenienti da tipi umani ricorrenti: omosessuali,
sindacalisti, studentesse rampanti in psico-pedagogia, professoresse
lettrici di Repubblica. Dopo la nota del responsabile scuola della curia di
Padova, che ha avuto un insperato successo planetario specie in ambienti
gay, il pubblico è un po' diminuito, perché molti genitori - che,
comprensibilmente, non aspettavano altro - si sono messi il cuore in pace:
il ministro Giannini è donna di sani e robusti principi e lavora per il bene
dei nostri figli, li ha rassicurati il delegato diocesano. Tuttavia, devo
riconoscere che l'ultimo incontro, successivo al Family Day, ha avuto un
esito inatteso: la gente ha preso coraggio, ha toccato con mano che
nonostante tutto c'è ancora un idem sentire forte e diffuso, ed è arrivata a
contestare apertamente un prete che era relatore insieme a me e asseriva che
non bisogna essere troppo allarmisti, che è tutto sotto controllo,
l'importante
è prendere atto delle novità, saper distinguere gli eccessi dalle cose buone
ed essere sempre disponibili al dialogo e al confronto.
C'è una parte di gente che già sa come stanno davvero le cose o che almeno
lo intuisce?
Sì. Tutti lo intuiscono, nel profondo. La legge naturale non si gabba in
così poco tempo. Per qualche motivo ora il nemico sta vistosamente
accelerando. E questo per noi, tutto sommato, è un vantaggio: la propaganda
invertita, propinata tutta in un colpo, desta sospetto.
Nonostante questo, continuo a chiedermi se la retorica sull'Italia sana, sul
popolo della famiglia, sia basata su numeri reali o su più o meno pie
illusioni.
In effetti, noi siamo davanti a un Italia che ormai si beve come acqua
limpida divorzio, aborto, fecondazione artificiale e orrori ulteriori, e che
alla fine è tentata dal mainstream di dire come una cantilena che i diritti
delle persone non si possono toccare e che non si deve essere omofobi.
Credo che questo, anche sottovalutato, sia il punto. La vera guerra si vince
sul terreno delle parole. Quando, anche alla migliore petizione di
principio, si premette di "non essere omofobi" la resa senza condizioni è
già stata firmata.
Infatti. Questa è innanzitutto una guerra delle parole, che vengono coniate
o ri-connotate a servizio della campagna di conquista. L'omofobia è
un'invenzione
onomastica che ha creato un fenomeno virtuale. Un esempio mirabile di
neolingua orwelliana. Si tratta della terza fase della finestra di Overton,
il processo di ingegneria sociale applicata con cui si rende l'assurdo
normalità. Il regista russo Mikhalkov la spiegava così: al primo livello,
chi mangia gli essere umani è chiamato "cannibale". Al livello successivo si
parla di "antropofagia" e, con la parola di matrice classica e di sapore
scientifico, il fenomeno, per quanto negativo, viene considerato degno di
attenzione accademica e in qualche modo nobilitato. Al passaggio ulteriore
gli antropofagi divengono "antropofili", si addolcisce il senso di
negatività del comportamento anomalo. Nell'ultima fase, si afferma la bontà
del fenomeno inizialmente percepito come deplorevole e si realizza il
capovolgimento finale: sorge la categoria degli "antropofobi", coloro che
pervicacemente ancora vi si oppongono, nonostante la sua avvenuta
normalizzazione. Somministrato con gradualità e maniere dolci, il paradosso
è accettato senza crisi di rigetto. Ecco, sostituendo "cannibale" con
"invertito", si capisce come siamo finiti a parlare di "omosessuali" e
"omofobi". L'omofobia, dunque, è un'arma strategica decisiva per il
raggiungimento, da parte dei movimenti omosessualisti, di una folle
supremazia culturale e politica, secondo il disegno di una potente regia:
attraverso le formule, si crea il soggetto socialmente pericoloso, colui che
si pone al di fuori della nuova morale codificata mediaticamente e pilotata
politicamente. Secondo i dettami di ogni totalitarismo, per legittimare la
repressione è necessario precostituirsi una minaccia interna al sistema, il
nemico oggettivo, appunto l'omofobo, cioè tu, io e tutti coloro che la
pensano come noi e osano dirlo o anche solo pensarlo (è stigmatizzato anche
l'atteggiamento interiore, andiamo verso lo psicoreato). Ecco perché con
quella premessa "precauzionale" - con cui ci si illude di apparire
sufficientemente ragionevoli, tolleranti e responsabili agli occhi della
massa addomesticata - si entra nel territorio del nemico e, assumendo le sue
categorie, lo si legittima. Una mossa suicida.
A maggio è in programma la sesta Marcia per la Vita. Tu che fai parte del
comitato promotore, puoi dirmi se c'è qualcosa che la accomuna al Family
Day?
Sono due cose molto diverse. La Marcia per la Vita è un evento annuale, è
come una goccia che, martellante, deve continuare a scalfire la roccia della
indifferenza verso gli insulti alla vita. Non è una iniziativa estemporanea
e mirata, come il Family Day. Certo, con esso condivide una funzione
importante, a mio parere: quella di mantenere una visibilità nello spazio
pubblico a quella componente sana del corpo sociale che non vuole
rassegnarsi allo sfacelo etico che macina corpi e cervelli. Se molliamo
anche quel piccolo pezzo di palcoscenico e ci ritiriamo solo nel nostro
privato, togliamo a noi e agli altri un appiglio cui guardare, e magari
aggrapparsi. Scendendo per le strade dietro una bandiera chiara e vera,
mostriamo a chi ha occhi e cuore per vedere che l'opera di assuefazione
delle coscienze non è completata e non si completerà mai e regaliamo forse a
qualcuno un po' di coraggio. L'essenziale è che queste iniziative lancino un
messaggio univoco e nitido. Siano capaci di far brillare sotto il cielo di
Roma, caput mundi, l'anacronismo della ve
Piergiorgio Marchiori
2016-02-21 11:59:41 UTC
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Post by Rafminimi
http://www.riscossacristiana.it/dopo-il-family-day-cirinna-battagliecattoliche-e-democristianismo-alessandro-gnocchi-intervista-elisabetta-frezza/
il Family Day. Cirinnà, "battaglie"cattoliche e democristianismo. Alessandro
Gnocchi intervista Elisabetta Frezza
By Redazione On 9 febbraio 2016 ·
Ha preso il nome della senatrice Monica Cirinnà perché è stata lei a
qualcuno un po' di coraggio. L'essenziale è che queste iniziative lancino un
messaggio univoco e nitido. Siano capaci di far brillare sotto il cielo di
Roma, caput mundi, l'anacronismo della ve
non so che servano sti pistolotti
Rafminimi
2016-02-21 12:35:52 UTC
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Post by Rafminimi
http://www.riscossacristiana.it/dopo-il-family-day-cirinna-battagliecattoliche-e-democristianismo-alessandro-gnocchi-intervista-elisabetta-frezza/
[..] non so che servano sti pistolotti
Lo scoprieremo, prima o poi. Se non altro, all'altro mondo.

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