Discussione:
Revisionismo femminista e mito del potere maschile
(troppo vecchio per rispondere)
Orgoglio Antifemminista
2009-04-26 20:51:32 UTC
Permalink
IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

Una visione complessiva
Quando un sesso soltanto vince, entrambi i sessi perdono.

Nell'Ottocento, negli Stati Uniti, se a commettere un delitto era una donna,
chi andava in prigione era il marito. E per la legge inglese, se una
famiglia contraeva dei debiti, era il marito a essere rinchiuso nella
prigione per debitori. Nelle questioni maschio-femmina, l'inconscio
legiferare degli uomini era programmato in modo da proteggere le donne.
Quasi sempre le leggi erano fatte dagli uomini, ma non per gli uomini.
In questo capitolo scopriremo che in un'epoca di pretesa indipendenza
femminile le leggi, una dopo l'altra, finirono per essere fatte tenendo
talmente conto della necessità di proteggere le donne che, qualora i diritti
costituzionali di un uomo entrino in conflitto con la protezione di una
donna, nella maggior parte dei casi tali diritti non verranno rispettati.
Questo è ciò che accade legalmente. Ma ciò che accade legalmente quasi
sempre riflette ciò che accade a un livello psicologico più profondo. Come
vedremo, se il divorzio lasciava la donna priva del marito-salvatore, molte
donne si cercavano sostituti salvatori; e se il divorzio lasciava l'uomo
senza una fonte di amore, gli uomini gareggiavano per ottenere l'amore di
una donna, trovando modi nuovi per salvare le donne.
La ricerca del salvatore e la competizione per fare il salvatore si
presentavano sotto vari aspetti. Le donne della New Age passavano dal padre
al marito al guru; gli uomini facevano a gara per diventare il loro guru. Le
donne tradizionali passavano dal padre al marito a «Dio Padre»; gli uomini
facevano a gara per essere i loro «padri» (preti, ministri del culto,
sacerdoti, rabbini). Le femministe passavano dal padre al marito a varie
alternative: l'alternativa di provvedere a se stesse o di rivolgersi al
massimo salvatore - il governo come surrogato del marito; gli uomini fecero
a gara per trasformare il governo nel surrogato del marito.
I divorzi fecero nascere sodalizi di uomini (detti legislature) che
proteggevano collettivamente le donne quando altri uomini (detti mariti) non
proteggevano più le donne individualmente. Ciò significò un appesantimento
del carico fiscale, soprattutto su altri uomini, al fine di trovare denaro
soprattutto per le donne. Quando il divorzio priva le donne di un marito che
le protegge, l'inconscio collettivo continua però a volerle proteggere.
E l'inconscio collettivo femminile tuttora vuole protezione. Per esempio, un
poliziotto di San Diego sta attualmente scontando una pena di cinquantasei
anni di prigione per aver violentato delle donne sulle spiagge locali; la
moglie è in causa con il dipartimento di polizia per ottenere le entrate che
il marito non può più assicurarle... si aspetta che il governo sia il
surrogato del marito. Ha intentato causa al dipartimento anche per averlo
assunto, tanto per cominciare... si aspetta che il governo giudichi il
carattere del marito meglio di quanto non avesse saputo fare lei.
Queste leggi fatte dagli uomini riflettono dei valori maschili? In parte. I
valori maschili consistono in parte nel proteggere le donne più ancora che
se stessi. Queste leggi sono forse fatte nell'interesse degli uomini? In un
certo sento. Gli uomini che vogliono l'amore di una donna imparano a
preoccuparsi degli interessi delle donne più che dei propri.
Il fatto che quasi tutti i legislatori siano uomini prova forse che gli
uomini sono i responsabili e possono scegliere quando tener conto e quando
non tener conto degli interessi femminili? In teoria è così. Ma in pratica
il sistema legale americano non può prescindere dall'elettore. E alle
elezioni presidenziali del 1992 il 54 per cento dei votanti era costituito
da donne, il 46 per cento da uomini. (Le donne rappresentano oltre 7 milioni
di voti in più rispetto agli uomini.)
Nell'insieme, il legislatore è per un elettore quello che l'autista è per il
datore di lavoro - entrambi hanno un incarico, ma entrambi possono essere
licenziati se non vanno dove viene loro detto di andare. Quando sembra che i
legislatori non proteggano le donne, quasi sempre è perché le donne hanno
una diversa idea della protezione. (Per esempio, le donne divisero equamente
i loro voti tra repubblicani e democratici nelle quattro elezioni
presidenziali, prese nel loro complesso, precedenti la nomina di Clinton.)
Vedremo come la propensione della legge alla speciale protezione delle donne
ha cominciato a scricchiolare pericolosamente di fronte alla garanzia,
sancita dalia Costituzione, di pari protezione. Come negli Anni Ottanta, per
esempio, avessimo due definizioni dell'autodifesa: una per gli uomini e una
per le donne; e due definizioni di omicidio di primo grado - a seconda del
sesso. Vedremo come, negli Anni Novanta, dodici possibilità di difesa erano
potenzialmente a disposizione di una donna che aveva ucciso ma non dell'uomo
che aveva ucciso. Come, in molte università, una donna poteva far espellere
un uomo incolpandolo di violenza - anche se aveva deciso lei di bere e di
dire di «sì» mentre beveva.
Nei capitoli seguenti troveremo la spiegazione della legislazione
riguardante molestie sessuali e violenze; e avremo un'idea dei dilemmi che
tutto ciò procurerà nel lavoro, al governo, alla legge e in ultima analisi
alle donne stesse nel ventunesimo secolo; e infine verranno esaminate le
misure che potremmo prendere prima dì ritrovarci alle corde.
Considereremo in che modo l'originaria posizione femminista contro la
discriminazione legale basata sulle differenze biologiche si sia trasformata
in quella che consiste nel favorire l'uso delle differenze biologiche se
estendono i diritti delle donne - per esempio il diritto di portare avanti
una gravidanza anche se il padre non è d'accordo, o di citare poi in
giudizio il padre affinché mantenga il figlio per diciotto anni.
Prenderemo in esame il dilemma davanti al quale si trovano i datori di
lavoro, i quali devono garantire diritti speciali alle donne e nel contempo
devono trattarle con pari rispetto. Per esempio, il supporto femminista al
diritto speciale riservato a una donna incinta di ricevere una paga
d'invalidità ha fatto sì che la gravidanza diventasse sul lavoro l'unica
«invalidità» che, pur essendo considerata tale, non si può certo definire un
incidente sul lavoro, e l'unica che un'impiegata si procura
intenzionalmente.
Queste leggi per la «protezione della donna» sono già state messe in pratica
in quella che è forse stata la rivoluzione legale più pacifica della storia.
Nel 1970 non si era mai sentito parlare della dottrina giuridica femminista.
Attualmente, da una recente bibliografia su donne e dottrina giuridica,
risulta che per la maggior parte i libri e gli articoli sono scritti da
studiose di diritto femministe. Nessuno studioso importante ha criticato il
femminismo sulle riviste legali specializzate. Quando gli fu chiesto come
mai ciò non fosse accaduto, il professor Geoffrey Hazard della Yale Law
School spiegò che nell'atmosfera «politicamente corretta» delle università
lo studioso che esprimesse un qualche dissenso sarebbe tacciato di
antifemminismo.
Comunque, ancora non abbiamo provato che il sistema effettivamente protegge
le donne. Ovvero, che realmente esistono due leggi - la legge maschile e la
legge femminile.



IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

Sesso con il contagocce, stile OPEC

Spesso riteniamo che i paesi che impongono alle donne di indossare il velo
lo facciano per mantenerle sottomesse. Nei paesi musulmani, il purdah
nasconde la bellezza femminile, che può essere mostrata solamente a pochi
eletti, invariabilmente individui pronti a mettere generosamente mano al
portafogli. Ciò impedisce all'uomo medio perfino di guardare la donna media
finché non promette di proteggere e mantenere lei e i suoi figli per tutta
la vita (vedi matrimonio). E fino a quel momento l'uomo è privato della
presenza femminile durante i pasti, i viaggi, le preghiere eccetera. L'amore
della donna, l'affetto, il conforto, persino il suo sorriso sono concessi
solo a patto che lui dimostri la precisa volontà di provvedere, proteggere e
rischiare la vita per lei. Di conseguenza, quasi tutte le donne, e non
solamente le più belle, sono protette da qualcuno.
In Medio Oriente, il sesso e la bellezza femminili rappresentano per quei
popoli ciò che petrolio e gas rappresentano per gli americani: più
scarseggiano, più aumenta il prezzo. Più numerose sono le donne che «si
concedono» gratuitamente, o per poche lire, e più cala il valore della
singola donna... Questo è il motivo per cui la prostituzione, la violazione
del purdah (togliere il velo) e la pornografia sono messi al bando e
condannati, specie tra le donne. Ecco perché i genitori dicono alle figlie:
«Non concederti a buon mercato». Il sesso «a buon mercato» inflaziona il
mercato.
Proviamo a immaginare il contrario: se le donne dovessero promettere di
mantenere un uomo per tutta la vita prima che questi si tolga il velo e
mostri loro il suo sorriso, la considereremmo una forma di privilegio
femminile?
Tuttora, quando diciamo che qualcuno offre i suoi favori sessuali, non
parliamo mai dei favori sessuali dell'uomo; pertanto, solamente le donne si
aspettano qualcosa in cambio. Ogni anno gli uomini spendono miliardi di
dollari per svelare il corpo femminile, mentre gli uomini che si spogliano
finiscono in prigione. Una donna mostra le sue beltà; un uomo, invece, è un
esibizionista; a lei diamo denaro, a lui la galera. Il potere sessuale
femminile significava pagamenti per le prestazioni. L'uomo apprese a
guadagnare di più per pagare di più; rimase pertanto di stucco quando si
sentì dire che il bisogno di guadagnare di più era un riflesso del suo più
ampio potere.
Sesso in altalena, stile americano
Negli Stati Uniti, sul finire degli Anni Sessanta, quando le femministe
credevano che l'indipendenza economica delle donne avrebbe portato la
ricchezza economica alle donne, esse sostennero e difesero la libertà
sessuale. Allorché si scoprì che il divorzio creava obblighi a livello
economico, femministe, fondamentalisti e riviste femminili fecero fronte
comune per dare un taglio alla libertà sessuale. Titolava Cosmopolitan, ben
prima del flagello dell'herpes: «Sesso: fateglielo guadagnare». Un'attenta
analisi del declino della rivoluzione sessuale ci aiuta a capire perché, se
non fosse stato per l'herpes e per l'AIDS, sarebbe intervenuto
qualcos'altro.
Il bisogno di sicurezza economica che precede l'apertura sessuale delle
donne è probabilmente inconsciamente rafforzato dalla nostra tradizione, che
impone all'uomo per primo d'invitare una donna a cena fuori. E più la donna
è tradizionale, più saranno numerose le cene e meno lei si sentirà
sessualmente aperta se prima il partner non le paleserà il suo impegno - in
sostanza, l'impegno a mantenerla a vita.

Davvero gli uomini hanno oppresso le donne?
Gli uomini hanno trattato le donne come una proprietà?
Soltanto comprendendo che l'esistenza degli uomini era subordinata alla
proprietà potremo conciliare lo status misto delle donne, al tempo stesso
paragonabili a una proprietà e messe «su un piedistallo». Quando si dice che
gli uomini trattavano le donne come una proprietà, raramente si dice anche
che gli uomini erano tenuti a morire affinché la loro proprietà non venisse
danneggiata - che l'esistenza degli uomini era fondamentalmente subordinata
alla proprietà. Persino nell'America del diciannovesimo secolo la legge
federale stabiliva che se una moglie commetteva un delitto, sarebbe stato
processato per quel crimine il marito, e lui sarebbe andato in prigione se
fosse stata dimostrata la di lei colpevolezza. Analogamente, se la famiglia
era morosa, lui soltanto sarebbe finito nella prigione per debitori.
Nel corso della storia, gli esponenti di entrambi i sessi sono stati
proprietà in modi vari. I giovani maya si legavano con un contratto ai
suoceri; in epoca biblica, Giacobbe si legò allo zio Labano; in America,
Johnny si è legato allo zio Sam... In quasi tutte le società costrette a
difendere il loro territorio, i giovani morivano per questo e, prima che
facessero in tempo a capire qualcosa di più, venivano istruiti in modo da
essere fieri di morire.
In America, decine di migliaia di immigranti si guadagnarono il permesso di
entrare nel paese come indentured servants. Oltre il 90 per cento di quei
servi era costituito da uomini. All'inizio assumevano uno status molto
simile a quello degli schiavi, per un periodo di sette anni. Alcuni erano
scapoli che speravano di guadagnare abbastanza da diventare un buon partito
e finalmente accasarsi. Altri avevano lasciato le mogli in Europa. Pensateci
un momento. Quale più grande dimostrazione d'amore di quella di un uomo che
si rendeva schiavo per una donna, senza poter godere della sua cucina, delle
sue cure o della sua affettuosa compagnia? Solamente gli uomini - il «sesso
poco romantico» -facevano questo... per le donne. Ma...
Molti uomini prolungarono il contratto che li legava oltre il periodo
stabilito, anche per tutta la vita, per poter richiamare le famiglie. In
pratica, questi uomini diventarono degli schiavi.
In Europa, ai tempi dell'Impero Romano e fino al Medioevo, era normale che
gli uomini avessero bisogno di una protezione economica, e così si vendevano
ai signori. Con una speciale cerimonia il vassallo prendeva i voti: il conte
chiedeva se il vassallo desiderava diventare «il suo uomo» e con un bacio
suggellava il patto. Il vassallo era tenuto a fare per il padrone una cosa
che raramente le donne facevano per i mariti: considerare come un onore
morire per proteggerlo.
Se gli uomini non avevano il potere, come mai spesso la proprietà passava in
eredità agli uomini? Perché gli uomini avevano la responsabilità di
provvedere alla proprietà. La proprietà era uno degli attributi che facevano
dell'uomo un buon partito, così come la fertilità era tra gli attributi
della donna. Gli uomini avevano diritti sulla proprietà per assumersene la
responsabilità. La pressione sociale indusse gli uomini a fornire alla
moglie una proprietà pari alla loro; e il tabù del divorzio evitò alle donne
di perdere la proprietà, se a perderla non era il marito.
Le donne erano pertanto pari per proprietà, e più che pari agli uomini: e,
quindi, «su un piedistallo».


IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.
Potere netto

«L'U.S. Census Bureau rileva che le donne capifamiglia hanno un'entrata
netta che è il 141 per cento di quella degli uomini capifamiglia.»
(Il valore delle statistiche sul netto è che ci consentono di valutare che
cosa a lui e a lei resta una volta adempiuti i rispettivi obblighi
finanziari. Il netto medio delle donne è di 13.885 dollari, quello degli
uomini di 9883 dollari. Ciò accade perché, sebbene i capifamiglia maschi
abbiano entrate lorde più elevate, hanno anche obblighi economici molto più
pesanti. È più probabile che siano loro a mantenere la moglie, o la ex
moglie, e non le mogli a mantenere loro, e pertanto con le entrate devono
provvedere a sé, alla moglie e ai figli - non solamente al cibo e alla casa,
ma anche all'istruzione, le assicurazioni e le vacanze. Il divorzio spesso
significa che la donna ottiene la casa, che l'uomo paga, e anche la custodia
dei figli, che l'uomo mantiene. L'obbligo per la donna di passare più tempo
con i figli fa sì che guadagni meno, mentre l'uomo guadagna di più ma spende
anche di più.)
«In quell'1,6 per cento di persone ricchissime che fanno parte della
popolazione americana (quelle con disponibilità di 500.000 dollari e oltre),
il patrimonio netto delle donne è superiore a quello degli uomini.»
Com'è possibile che tante delle persone più ricche siano donne, se poi le
donne non occupano nessun posto chiave nelle società? In parte perché
scelgono gli uomini che quei posti occupano, e a loro sopravvivono. E in
parte perché possono spendere di più e hanno meno obblighi finanziari.
Il potere di spendere
Uno studio sui grandi centri di vendita (compresi i negozi di abbigliamento
maschile e di articoli sportivi) ha rilevato che lo spazio riservato agli
articoli femminili è in genere sette volte superiore a quello riservato agli
uomini. Entrambi i sessi comprano di più per le donne. La chiave della
ricchezza non è quanto si guadagna, ma piuttosto quanto si spende per sé, a
propria discrezione - o quanto viene speso per noi, su nostro suggerimento.
Nell'insieme, le donne controllano i consumi con ampio margine e quasi in
ogni settore. Con il potere di spendere arrivano altre forme di potere. Il
controllo sulla spesa da parte delle donne dà loro il controllo sui
programmi televisivi, perché la TV dipende dagli sponsor. Quando a ciò si
aggiunge il fatto che le donne guardano di più la TV in tutti i momenti
liberi, è chiaro che gli spettacoli non possono permettersi di mordere la
mano che li nutre. Le donne sono per la televisione quello che i boss sono
per i dipendenti. Il risultato? La metà dei 250 film girati per la
televisione nel 1991 mostrava le donne come vittime - sottoposte a «una
qualche forma di maltrattamento fisico o psicologico».
Il «gap negli oneri finanziari»
Al ristorante, gli uomini pagano per le donne all'incirca dieci volte più
spesso di quanto non tocchi alle donne, e più il ristorante è costoso più di
frequente è l'uomo a pagare. Capita spesso che una donna dica: «In fondo,
gli uomini guadagnano di più». Ma quando due donne vanno insieme al
ristorante, nessuna delle due dà per scontato che sarà quella che guadagna
di più a pagare il conto. L'aspettativa che gli uomini spendano di più per
le donne crea il «gap negli oneri finanziari».
Ho avuto una prima avvisaglia di questo gap ripensando al mio primo
appuntamento. Quando ero un teenager, mi piaceva fare il baby-sitter. (Amavo
davvero i bambini, e inoltre era l'unico modo per essere pagato per svuotare
il frigorifero!) Ma poi arrivò l'età dei primi appuntamenti. Purtroppo, come
baby-sitter mi pagavano solamente 50 cent l'ora. Per tagliare l'erba,
invece, si guadagnavano 2 dollari l'ora, ma io detestavo tagliare l'erba.
(Vivevo nel New Jersey, dove le cimici, l'umidità e il sole di mezzogiorno
rendevano quest'operazione decisamente molto meno gradevole della razzia di
un frigorifero.) Ma non appena passai ai primi appuntamenti, cominciai anche
a dedicarmi al taglio dell'erba.
Per i ragazzi, tagliare l'erba è una metafora del fatto che dobbiamo
imparare presto a fare i lavori che ci piacciono meno solo perché rendono di
più. Negli anni del ginnasio, i ragazzi cominciano a reprimere l'interesse
per le lingue straniere, per la letteratura, la storia dell'arte, la
sociologia e l'antropologia perché sanno che un laureato in storia dell'arte
guadagna meno di un ingegnere. In parte a causa della prospettiva di futuri
obblighi finanziari (con buone probabilità dovrà mantenere una donna, mentre
non può aspettarsi di essere mantenuto da una donna), negli Stati Uniti 1'85
per cento degli studenti che frequentano la facoltà di ingegneria è
costituito da maschi; oltre l'80 per cento degli studenti della facoltà di
storia dell'arte sono invece femmine.
La differenza di stipendio tra una insegnante di storia dell'arte femmina e
un ingegnere maschio sembra una forma di discriminazione, mentre in realtà
entrambi i sessi sanno già in anticipo che una laurea in ingegneria rende di
più. In effetti, la donna ingegnere che comincia a lavorare senza avere
alcuna esperienza, guadagna mediamente 571 dollari all'anno in più della
controparte maschile.
In breve, gli impegni finanziari che inducono un uomo a scegliere una
carriera che gli piace di meno ma rende di più sono un segno di impotenza e
non di potere. Ma quando s'impegna in quel lavoro, spesso le donne danno per
scontato che pagherà lui perché «dopo tutto, guadagna di più». Pertanto, le
aspettative di entrambi i sessi rafforzano la sua impotenza.



IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

Il potere della vita

«Negli Stati Uniti, nel 1920, le donne vivevano un anno più degli uomini.
Attualmente le donne vivono sette anni di più. Il gap nella speranza di vita
tra uomini e donne è aumentato del 600 per cento.»
Riconosciamo che il fenomeno dei neri che muoiono sei anni prima dei bianchi
riflette l'impotenza dei neri nella società americana. Ma il fatto che gli
uomini muoiano sette anni prima delle donne raramente viene considerato un
riflesso dell'impotenza degli uomini nella società americana.
E biologico quel gap di sette anni? Se così fosse, non sarebbe stato di un
anno soltanto nel 1920.
Se fossero gli uomini a vivere sette anni di più, le femministe ci avrebbero
aiutato a capire che la speranza di vita è il metro migliore per misurare il
potere. E avrebbero perfettamente ragione. Potere è capacità di controllare
la propria vita. La morte tende a ridurre il controllo. La speranza di vita
è la linea di demarcazione - il rapporto tra gli stress e le gratificazioni.
Se potere significa avere il controllo della propria vita, allora, forse,
per valutare l'impatto dei ruoli sessuali e del razzismo sul potere sulle
nostre vite non esiste metro migliore che la speranza di vita. Ecco il
quadro della situazione:

Speranza di vita alla nascita come indice per stabilire chi ha il potere
Donne (bianche) 79
Donne (nere) 74
Maschi (bianchi) 72
Maschi (neri) 65
La donna bianca vive quasi quattordici anni più del maschio nero. Provate a
immaginare quali sarebbero le reazioni se una quarantanovenne dovesse
presumibilmente morire prima di un sessantaduenne.

Suicidio come impotenza
Così come la speranza di vita è uno dei migliori indici del potere, il
suicidio è uno dei migliori indici dell'impotenza.
«Fino ai 9 anni, la percentuale di suicidi tra bambini e bambine è identico;
. dai 10 ai 14 anni la percentuale per i ragazzi è il doppio rispetto alle
ragazze;
. dai 15 ai 19 anni è quattro volte superiore; e
. dai 20 ai 24 anni è sei volte più alto.»
«Sottoposti alle pressioni del ruolo maschile, nei ragazzi i suicidi
aumentano del 25.000 per cento.»
«Il tasso di suicidi tra gli ultraottantacinquenni è 1350 volte superiore
rispetto a quello rilevato tra le donne dello stesso gruppo d'età.»

IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

Il fattore industrializzazione

«Più una società diventa industrializzata, più la speranza di vita dei due
sessi aumenta. Ma l'industrializzazione accresce la speranza di vita delle
donne in misura quasi doppia rispetto a quella degli uomini.»
Nelle società preindustriali (per esempio, l'Italia e l'Irlanda nel
diciannovesimo secolo), era normale uno scarto di un anno o due soltanto tra
la durata dell'esistenza delle donne e quella degli uomini. Allorché Robert
Kennedy Jr. prese in esame i suoi precedenti famigliali, scoprì che le
contadine irlandesi all'inizio del secolo avevano una speranza di vita alla
nascita inferiore a quella degli uomini. Le donne che vivevano in campagna
morivano più di frequente degli uomini di tubercolosi, difterite, polmonite,
morbillo, malattie di cuore, ustioni, scottature. Quando le donne si
trasferirono in città, come accadde in Inghilterra all'inizio
dell'Ottocento,
il tasso di mortalità decrebbe di oltre un terzo. Che cos'era accaduto?
Quando donne e uomini hanno all'incirca la stessa speranza di vita, pare che
ciò sia dovuto al fatto che le donne muoiono non soltanto di parto (meno
spesso di quanto si pensi), ma in misura quasi uguale di malattie
contagiose, parassitiche; per scarsa igiene e mancanza d'acqua; per le cure
inadeguate, per le malattie provocate dalla denutrizione. Nelle società
industrializzate, i decessi prematuri sono prevalentemente causati da
malattie scatenate dallo stress che indebolisce il sistema immunitario. Da
quando lo stress è diventato il fattore principale, gli uomini hanno
cominciato a morire molto prima delle donne.
Il doppio standard dell'industrializzazione
L'industrializzazione strappò gli uomini alla campagna e alla famiglia e li
catapultò in fabbrica, allontanandoli dalla fonte degli affetti.
L'industrializzazione
consentì alle donne di restare legate alla famiglia e, come già osservato,
con un sempre minor numero di figli e più comodità, un maggior controllo
sulle nascite, meno probabilità di morire di parto e di quasi tutte le altre
malattie. Combinandosi, questi fattori fecero sì che le donne vivessero
un'esistenza
di circa il 50 per cento più lunga nel 1990, rispetto al 1920. Quello che
abbiamo voluto chiamare potere maschile, quindi, ha in realtà prodotto il
potere femminile. Ha letteralmente dato la vita alle donne. Fu un club quasi
esclusivamente femminile che prese il primo treno che portava dalla
Rivoluzione Industriale alla Rivoluzione dell'Appagamento.
Il nuovo ruolo degli uomini - che operano lontano da casa - è di per sé
sufficiente a indurre entrambi i sessi a far uso della droga, a ricorrere al
suicidio e a provocare incidenti. Il risultato è riecheggiato dalla canzone
Only the Good Die Young (ovvero, muore giovane chi è buono). Quali sono le
due cose che quanti morirono giovani avevano in comune? Pensate a Jim
Morrison, Jim Croce, Jimi Hendrix, John Belushi, Janis Joplin, Buddy
Holly, Charlie Parker, Patsy Cline, Elvis, Martin Luther King e i Kennedy.
Erano tutti buoni esecutori, e tutti passarono la maggior parte della loro
esistenza lontano da casa - distaccati dal loro centro, dalla loro fonte
d'amore.
In un modo o nell'altro, questo li ha uccisi.
L'industrializzazione fece del lavoro lontano da casa un ruolo maschile. Il
fatto che membri di entrambi i sessi che lavorarono lontano da casa furono
vulnerabili, ci spiega l'impatto del ruolo sulla biologia.
Forse che oggi le donne non lavorano lontano da casa? Certo, ma con la
nascita del primo figlio i due terzi delle donne che lavorano non riprendono
il lavoro per almeno un anno. D'improvviso al marito tocca mantenere tre
persone invece che una sola. Inoltre, le donne, con quarantatré probabilità
in più rispetto agli uomini, abbandonano il posto di lavoro per sei o più
mesi per ragioni di famiglia. Ecco le scelte che consentono a una donna di
adattare il suo ruolo alla sua personalità, mentre il mandato dell'uomo -
lavorare a tempo pieno - non gli offre quella flessibilità necessaria a dare
spazio alla sua personalità. Nelle sue aspettative deve darsi da fare e
indossare un certo abito, non necessariamente tagliato su misura per lui.
Come mai il gap tra donne e uomini si è leggermente ridotto (da otto a sette
anni) tra il 1975 e il 1990? In parte perché le abitudini igieniche degli
uomini stanno diventando più costruttive, quelle delle donne più
distruttive. Così le donne muoiono più spesso a causa di quella che i cinesi
chiamano «la malattia dell'opulenza» - il cancro al seno. Ma le donne
lavorano anche più di frequente lontano da casa e soffrono delle malattie
connesse allo stress.
D'altro canto, come mai il gap non è diminuito ancora di più? Perché il
marito della donna che lavora a tempo pieno lavora tuttora 9 ore la
settimana di più fuori casa e negli spostamenti perde 2 ore di più la
settimana. Il carico di lavoro offre comunque alla donna un miglior
equilibrio tra lavoro e casa. Se il marito è sufficientemente «arrivato»,
lei può trovare un certo equilibrio non soltanto per la sua personalità ma
anche per la fase esistenziale in cui si trova. Le maggiori possibilità di
scelta, il maggior equilibrio e la più stretta connessione con la famìglia
la tengono in vita sette anni di più.
Pertanto, l'industrializzazione ha ampliato la gamma delle opzioni femminili
e isolato di più gli uomini. Con la sua attività da prestigiatore, lei è
sempre in stretto contatto con tutto; con la sua attività sempre più
intensa, lui perde il contatto con l'amore. Entrambi stanno meglio di prima,
ma per lei la connessione crea vita, per lui la separazione crea morte.
«Fare strage» alla Borsa divenne quindi la versione aggiornata del
killer-protettore: lui continua a mietere vittime, lei a essere protetta.
Ovvero, per essere più precisi, lui protegge meglio entrambi, ma protegge la
donna meglio di quanto non protegga se stesso.

IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

Le professioni mortali: la più grande «cella di vetro» degli uomini

«Nel 94 per cento degli incidenti mortali sul lavoro sono coinvolti gli
uomini.»
«Negli Stati Uniti il tasso di mortalità maschile sul lavoro è dalle tre
alle quattro volte superiore a quello del Giappone. Se negli USA il tasso
fosse quello giapponese, salveremmo ogni anno la vita di circa 6000 uomini e
400 donne.»
«Negli Stati Uniti c'è un solo ispettore che controlla la sicurezza delle
condizioni di lavoro per ogni sei addetti al controllo della pesca e della
caccia.»
«Negli Stati Uniti la sicurezza sul lavoro non è ancora uno dei corsi
richiesti per conseguire un master in economia.»
«Nel corso di ogni ora lavorativa, un operaio edile perde la vita negli
Stati Uniti.»
«Più un mestiere è pericoloso più è massiccia la presenza di uomini. Alcuni
esempi:
Occupazioni pericolose
Pompieri 99% maschi
Taglialegna 98% maschi
Camionisti 98% maschi
Operai edili 98% maschi
Minatori 97% maschi
Occupazioni sicure
Segretari 99% femmine
Receptionist 97% femmine
Uno dei motivi per cui i mestieri svolti dagli uomini sono meglio pagati, è
che sono anche più pericolosi. Il supplemento di paga potrebbe essere
definito «indennità per la professione mortale». E, nell'ambito di una data
professione mortale, quanto più
un incarico è pericoloso tanto più probabilmente sarà affidato a un uomo.
Entrambi i sessi contribuiscono a creare quelle invisibili barriere che poi
tutti e due sperimentano. Esattamente come il «soffitto di vetro» descrive
l'invisibile
barriera che tiene le donne lontane dai mestieri meglio pagati, così la
«cella dì vetro» descrive l'invisibile barriera che costringe gli uomini ai
mestieri più pericolosi.
Il popolo delle celle di vetro sta attorno a noi. Ma poiché sono i nostri
uomini di seconda scelta, li rendiamo invisibili. (Quante volte abbiamo
sentito dire a una donna: «Ho conosciuto un dottore.» ma mai: «Ho conosciuto
uno spazzino.»)

IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

Sono più gli uomini a uccidere le donne, o più le donne a uccidere gli
uomini? I Sei Paraocchi

II dipartimento della Giustizia ci informa che gli uomini uccidono il doppio
delle donne, rispetto al numero di uomini ucciso dalle donne. Ma diamo
un'occhiata un po' più da vicino. Sicuramente è più probabile che degli
uomini uccidano un certo numero di donne. Quasi sempre questi omicidi
seguono un modello, e a un certo punto l'uomo viene catturato. Pertanto le
statistiche del dipartimento della Giustizia riflettono questa realtà. Altri
delitti commessi dagli uomini costituiscono una chiara prova: l'uomo
involontariamente spara alla moglie o a un'amica, e poi si punta la
rivoltella alla testa. La prova è sul pavimento.
Peraltro, sei paraocchi ci impediscono di vedere i metodi di omicidio
femminili. Innanzitutto, è più facile che una donna avveleni un uomo, invece
di sparargli, e l'avvelenamento viene spesso registrato come infarto o
incidente. Così Bianche Taylor More (il caso Arsenico e vecchi merletti) per
un quarto di secolo poté continuare a uccidere prima di essere scoperta. E
dei delitti all'Excedrin di Stella Nickell furono ritenuti responsabili dei
vandali.
Anche l'omicidio su commissione è meno identificabile perché e premeditato,
e spesso affidato a un professionista. Quando viene scoperto, il
dipartimento della Giustizia lo registra come «delitto con molteplici
colpevoli» - non viene mai registrato come uccisione di un uomo da parte di
una donna. Ciò crea un secondo paraocchi.
Gli uomini che uccidono le donne di solito appartengono a classi
socioeconomiche inferiori, mentre le donne che uccidono il marito o l'amante
sono in genere di livello sociale più elevato. Ecco dunque il terzo
paraocchi: il fattore denaro. Per esempio,
Jean Harris (che uccise l'autore di La dieta Scarsdale) era stata preside di
una scuola privata; Elizabeth Broderick era stata un'insegnante/elementare
e, sposandosi, era entrata a far parte dell'alta società; Pamela Smart
faceva la maestra nel New Hampshire. Con il denaro si possono assumere i
migliori avvocati e si ottengono più assoluzioni e diminuisce così il numero
di donne assassine che rientrano nelle statistiche del dipartimento della
Giustizia.
Probabilmente i paraocchi più importanti sono il «fattore Cavalleria» e il
«fattore Donna Innocente» che, tanto per cominciare, evitano a molte donne
di essere seriamente sospettate. Per giunta, la difesa basata sulle
attenuanti talvolta porta al ritiro delle accuse. Per esempio, quando una
donna assolda un minore o un uomo, amante o professionista che sia.
Quando si combinano i Sei Paraocchi - l'avvelenamento mascherato, gli
omicidi su commissione camuffati da incidenti e registrati come omicidi con
molteplici colpevoli, il fattore denaro, il «fattore Cavalleria», il
«fattore Donna Innocente» e la difesa basata sulle attenuanti - possiamo
facilmente renderci conto che, consciamente e inconsciamente, siamo stati
ciechi rifiutando di vedere delle donne che uccidono degli uomini.
Dai Sei Paraocchi deriva una distorsione delle statistiche. Ma una
distorsione della percezione deriva dalla tendenza dei media a dare risalto
alla notizia quando sono gli uomini a uccidere le donne (l'assassino
dell'università di Montreal, gli strangolatori di Hillside e di Boston).
In breve, è impossibile sapere in quale misura i sessi si ammazzano tra
loro. L'unica cosa che sappiamo per certo è che entrambi i sessi uccidono
più uomini che donne.

Verso una soluzione
Nessuno s'impegna a proprio svantaggio
Le leggi che rendono un sesso più potente dell'altro si ritorcono come un
boomerang contro entrambi i sessi - nessuno s'impegna a proprio svantaggio.
E quando un sesso non s'impegna, entrambi i sessi perdono l'amore. Come sta
accadendo in Australia, per esempio, dove nella definizione di violenza
domestica ora è incluso anche l'uomo che alza la voce con la moglie - «la
norma del decibel domestico». Ma se è la donna ad alzare la voce con il
marito, ciò rientra nelle comprensibili difese contro il predominio
maschile. Questo doppio metro di valutazione fa sì che in Australia gli
uomini abbiano una gran paura del matrimonio.
E le femministe australiane stanno cercando di ottenere che le leggi del
matrimonio siano applicabili anche ai conviventi. Leggi simili finiscono per
separare i sessi.
Come ridurre violenza e delitti in futuro?
Se una donna uccide il marito perché si sente indifesa e impotente, forse
anche l'uomo che picchia la moglie si sente impotente. Per entrambi i sessi,
la violenza nasce non dal potere ma dall'impotenza. La violenza è una
temporanea esibizione di potere che emerge di solito da sentimenti di
impotenza e di sconfitta.
La soluzione contro la violenza non consiste perciò nel creare divisioni
artificiali tra la violenza fisica e la violenza emotiva, ma nell'educare i
due sessi ad ascoltare in modi nuovi - modi che per lo più i nostri genitori
non si sono mai potuti permettere il lusso di apprendere. Così i due sessi
potranno scegliere partner abbastanza sicuri da ascoltare prima di
attaccare, e abbastanza sicuri da andarsene se gli attacchi - verbali o
fisici - si ripetono.
Nulla garantisce la sicurezza dell'esistenza, ma la soluzione consiste
nell'evitare le zone pericolose di una città, invece che scegliere quelle
pericolose e uccidere le persone che ci fanno temere per la nostra vita.
La soluzione arriva esigendo la comunicazione nelle scuole, nel non trovare
giustificazioni all'omicidio nel matrimonio.
In breve, le soluzioni alla violenza cominciano con la riflessione e non con
l'uccisione, con i due sessi che sanno come proteggersi, e non con un sesso
soltanto che può permettersi di usare il governo come protettore.

IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.

Difesa per omicidi in appalto... Difendersi assaltando qualcuno
L'omicidio in appalto è un metodo prettamente femminile?

Quando per la prima volta consultai i miei archivi per preparare questa
sezione sull'omicidio in appalto, rimasi colpito da alcuni modelli
affascinanti. Innanzitutto, tutte queste donne assoldavano ragazzi o uomini.
In secondo luogo, il loro bersaglio era di solito il marito, l'ex marito o
il padre - uomini che un tempo avevano amato. Terzo, di solito l'uomo da
colpire aveva una polizza assicurativa notevolmente più elevata del suo
reddito negli ultimi cinque anni. Quarto, le donne spesso non venivano mai
seriamente sospettate finché qualche coincidenza non smascherava il loro
complotto. Quinto, per uccidere di solito la donna sceglieva uno di questi
tre metodi: 1) convinceva il fidanzato a uccidere (in stile Svengali al
contrario); 2) assoldava ragazzi sfavoriti dalla sorte per cifre modeste; 3)
assumeva un killer professionista, usando così, per ucciderlo, il denaro
guadagnato dal marito.
«Dixie Dyson rimboccò le coperte al marito prima della sua ultima notte di
sonno. Aveva predisposto tutto: un vecchio amico e un amante avrebbero fatto
finta di 'introdursi in casa scassinando la porta', di 'stuprarla', uccidere
il marito e 'fuggire'. Lei avrebbe riscosso il denaro dell'assicurazione.
«All'ultimo momento il vecchio amico si ritirò, ma l'amante e Dixie
riuscirono a uccidere il marito con ventisette pugnalate. Furono presi.
Dixie riuscì a negoziare una riduzione della sua pena denunciando l'amante e
l'amico. L'amico che si era rifiutato fu condannato a venticinque anni di
carcere per complotto. »
«Deborah Ann Werner aveva diritto a un terzo delle proprietà paterne. Chiese
alla figlia di trovare qualche ragazzo disposto a uccidere il padre
piantandogli un coltello nel collo.»
«Diana Bogdanoff fece in modo di trovarsi con il marito in una zona
appartata di una spiaggia nudista.
«Diana aveva assoldato due giovanotti che lo avrebbero ucciso mentre lei
stava a guardare. Gli spararono alla testa e lei denunciò i killer, ma senza
presentare giustificazioni per l'omicidio - non era stato rubato nulla e lei
non aveva subito molestie sessuali.
«Diana diventò sospetta soltanto quando un anonimo si mise in contatto con
la speciale linea telefonica che in tutto il territorio nazionale raccoglie
denunce per fatti criminosi. Per puro caso quell'individuo aveva sentito
parlare, alla radio, dell'omicidio e si era rammentato di un amico che gli
aveva raccontato di essere stato contattato e di essersi rifiutato di
uccidere un uomo... su una spiaggia isolata per nudisti, mentre una donna di
nome Diana sarebbe stata a guardare. Senza questa segnalazione, Diana non
sarebbe mai stata sospettata.»
«Roberta Pearce, insegnante, offrì 50.000 dollari a testa a due suoi
studenti quindicenni - e anche sesso e una macchina - se avessero fatto una
cosa sola: ucciso il marito. Roberta avrebbe ottenuto la casa per la cui
proprietà lei e il marito stavano litigando, e 200.000 dollari di
assicurazione.»
«Mary Kay Cassidy e il suo giovanissimo amante uccisero il marito di Mary
Kay. Sebbene l'uomo avesse confidato ad amici il timore che la moglie
tentasse di ucciderlo, sulla donna non furono fatte particolari indagini.
Lei e il giovanissimo amante 'piansero' la morte del marito e per mesi
continuarono la relazione, ottenendo tutta la comprensione e la simpatia
degli abitanti di Monongahela, in Pennsylvania.
«Casualmente i parenti del marito, pulendo la casa, scoprirono un
registratore collegato al telefono: sul nastro era incisa una conversazione
tra Mary Kay e l'amante mentre stavano complottando per uccidere l'uomo.
Evidentemente lui aveva cominciato a tenere sotto controllo il telefono
soltanto alcune ore prima di essere ucciso, e non aveva neppure potuto
ascoltare la conversazione. Soltanto quando fu messa a confronto con il
nastro Mary Kay confessò.»
«Pamela Smart, un'insegnante del New Hampshire, convinse il giovanissimo
amante a uccidere il marito. I due cercarono di coinvolgere nell'omicidio
anche una ragazza. Quando quest'ultima consegnò alla polizia il nastro con
la conversazione avuta con Pamela Smart, che stava preparando l'omicidio, la
donna assunse un killer per ucciderla. Pamela non accusò mai il marito di
violenze. II suo movente? Il marito era un agente delle assicurazioni.
Eppure nessuno dei 500 articoli comparsi sui giornali citò come possibile
movente il denaro dell' assicurazione.
«La reazione? Fu appoggiata da un club internazionale di fan chiamato
Friends of Pamela Smart. Quando organizzarono una veglia davanti alla
prigione in cui era rinchiusa, i funzionari le consentirono di rivolgersi a
una folla di oltre 400 persone con un telefono collegato ad altoparlanti
stereo.»
Personalmente non conosco nessun esempio di club di fan a favore di un uomo
che ha ucciso una donna - soprattutto una donna che mai aveva commesso una
violenza contro di lui.
Forse l'aspetto più spaventoso negli omicidi su commissione eseguiti da non
professionisti è il ricorso, da parte di molte di queste donne, a ragazzi
assai giovani - di solito poveri e sfortunati. Queste donne, oltre a
commettere un omicidio, sono anche responsabili dello stupro psicologico di
un ragazzo. Qualsiasi uomo adulto, se avesse assoldato una quindicenne per
uccidere la moglie, sarebbe nella cella della morte, in attesa di
esecuzione. Soprattutto se con quella ragazza avesse anche fatto del sesso.
Quando invece vengono assoldati dei killer di professione, le risorse
economiche necessarie per pagare un professionista implicano un'appartenenza
alla classe media. Le donne che assumono dei professionisti sono spesso
donne della classe media che uccidono i mariti con il denaro guadagnato da
questi ultimi. Per esempio, Constantina Branco ritirò dal conto in banca del
marito la somma necessaria per assoldare un uomo che lo uccidesse.
La donna povera che cosa ha in comune con la donna della classe media?
Tendenzialmente nessuna delle due uccide il marito il cui stipendio la
protegge, a meno che l'ammontare dell'assicurazione non superi
complessivamente lo stipendio degli ultimi anni. In sostanza, queste donne
non uccidono la loro fonte di reddito, ma uccidono per crearsi un reddito.
L'omicidio su commissione offre uno spunto per analizzare a fondo la
differenza tra lo stile femminile e lo stile maschile adottato per uccidere
persone un tempo amate. L'uomo uccide di sua mano. La donna assume un altro
uomo. In genere, quando un uomo ammazza una donna, lo fa in un accesso di
collera. Egli «perde il controllo.» L'omicidio su commissione è premeditato.
Quando un uomo ha premeditato un delitto, spesso uccide la moglie, i figli e
poi se stesso. La donna di rado si uccide.
Capita qualche volta che degli uomini assoldino dei killer per uccidere
delle donne? Capita, ma poi subentra qualche ostacolo. Il killer non se la
sente di uccidere una donna e denuncia alla polizia l'uomo che l'ha
assoldato per farlo! (Anche il killer pagato ha un istinto protettivo quando
si tratta di una donna.) Pertanto, non è che gli uomini rifiutino del tutto
di usare il metodo dell'omicidio su commissione, ma quando vi ricorrono
quasi invariabilmente si ritorce contro di loro.

Se esistessero difese per soli uomini, come sarebbero?
Non esiste una difesa prettamente maschile per giustificare l'omicidio di
una donna. Né deve esserci. Ma se ci fosse, l'equivalente maschile della
«difesa al progesterone» delle donne sarebbe la «difesa al testosterone»,
l'equivalente della «difesa della donna innocente» sarebbe la «difesa
dell'uomo razionale» - la concezione parimenti sessista che un uomo non
commetterebbe un delitto se non avesse un motivo razionale per farlo; ci
sarebbero difese per i padri, sindromi dell'uomo maltrattato, e speciali
difese per gli oneri del ruolo maschile... per esempio, la «difesa delia
guardia del corpo».
La difesa della guardia del corpo
Vi rammentate di quando il figlio di Marlon Brando, Christian, s'infuriò
tanto con il ragazzo della sorellastra Cheyenne -schiaffeggiata e
maltrattata - da prendere la rivoltella? Nel corpo a corpo che seguì, gli
sparò e lo uccise. Disse che il colpo era partito accidentalmente.
Brando avrebbe potuto appellarsi alla «difesa della guardia del corpo»? Per
quale motivo? Se una donna uccide un uomo che le ha fatto violenza e poi
resta in libertà, perché mai un altro uomo non potrebbe uccidere un uomo che
fa violenza a una donna e restare a sua volta in libertà?

Ecco come alle singole donne è dato più potere di uccidere che a tutto il
governo degli Stati Uniti
Nel loro complesso, le dodici difese per sole donne permettono quasi a ogni
donna di «eseguire una condanna a morte». Paradossalmente, consideriamo ora
persino liberal favorire la donna che decreta la pena di morte e opporci al
governo che ricorre alla pena capitale. Il governo non può assolutamente
prima uccidere una persona e poi dichiararla colpevole di violenze: soltanto
una donna può permetterselo... ai danni di un uomo. Ma forse è ancor più
sorprendente il fatto che il rifiuto del giusto processo è detto «liberal»
se è una donna che lo nega a un uomo, «totalitario» se qualcuno rifiuta il
debito processo a una donna.
Orgoglio Antifemminista
2009-04-27 13:24:07 UTC
Permalink
Post by Orgoglio Antifemminista
IL MITO DEL POTERE MASCHILE, di Warren Farrell.
http://www.metaforum.it/forum/showthread.php?t=9734
RA24Megan
2010-02-20 04:54:06 UTC
Permalink
I do really like your professional topic! Can you create the good term
paper as example? Because I know that an experienced <a
href="http://quality-papers.com/topics/comparison_essay">comparison essay
writing</a> service could accomplish well researched research papers of
good enough quality.
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ***@newsland.it
TeresaSpears19
2011-09-09 15:39:17 UTC
Permalink
freelance writer
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ***@newsland.it
Pier
2011-09-10 14:16:44 UTC
Permalink
Post by TeresaSpears19
freelance writer
INNANZI TUTTO DOBBIAMO VERGOGNARCI ....di essere cattolici ?....
prescindendo purtroppo da ogni considerazione morale sui mezzi, le forme e
il merito stesso della vittoria, l'amoralità nel potere è una convinzione da
molto tempo diffusa, per cui ci si premura subito di aggregarsi alla folla e
al carro del vincitore, spesso senza pudore. È, questa, una sorta di legge
nella politica e nella carriera e in tutte le occasioni dalle quali
emergono nettamente vincitori e vinti. Ciò che vorrei mettere in luce è
che non riportarne mai vergogna è l'arroganza dell'uomo che lo rende
spudorato, gli cancella il rimorso, gli amputa dal cervello il senso
critico. Quella della perdita della vergogna è una delle più truci
esperienze dei nostri giorni, un vizio che non è più appannaggio dei
vincitori, ma di tutti. Lo scrittore russo Cechov parlava di un bassotto
che camminava per la strada e provava vergogna di avere le gambe storte.
Ora, invece, le gambe storte , soprattutto le storture etiche, vengono
ostentate e diventano materia di spettacoli televisivi. Io personalmente
provo vergogna, e dunque esisto. Da quì uno scatto di dignità con congrue
reazioni se non vogliamo perdere soldi, libertà, vita.

Loading...