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Da servo di Pannella a figlio libero di Dio
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2012-07-22 15:49:24 UTC
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Fw: Da servo di Pannella a figlio libero di Dio


http://www.ilgiornale.it/news/interni/cos-luciferino-pannella-riuscito-rubarmi-vita.html

"Così il luciferino Pannella è riuscito a rubarmi la vita"
Danilo Quinto si converte e subito viene trasformato in impostore: "Ho
portato 45 milioni di euro in 10 anni: vi racconto come li sperperava"
Stefano Lorenzetto - Dom, 22/07/2012 - 10:31
Il re è nudo. Nudo come quella volta che ricevette un attonito Gaetano
Quagliariello, facendosi trovare in ammollo nella vasca da bagno a
piagnucolare: «Vorresti dimetterti proprio ora e lasciarmi così? Non ti
rendi conto del dolore che mi dai?», e l'attuale senatore del Pdl non riuscì
a dire nulla, «capii solo che dovevo sottrarmi e scappare», avrebbe
confessato anni dopo. È devastante il ritratto di Marco Pannella che esce
dalle 208 pagine del libro Da servo di Pannella a figlio libero di Dio,
scritto da Danilo Quinto, per dieci anni tesoriere del Partito radicale,
edito da Fede & Cultura e dedicato alla «più formidabile macchina
mangiasoldi della partitocrazia italiana», così il sottotitolo, «una
famiglia allargata dove tutto ciò che era privato diveniva anche pubblico,
dove ci si accoppiava e ci si cornificava fra di noi, dove il massimo della
gratificazione era salutare Pannella baciandolo sulle labbra quando si
presentava alle riunioni mano nella mano con l'ultimo dei suoi fidanzati
ventenni e lo imponeva come futuro dirigente o parlamentare».Anche Quinto a
un certo punto della propria vita ha capito che doveva svincolarsi
dall'abbraccio soffocante del suo attempato pigmalione e fuggire.
Alla fine c'è riuscito. Ma a che prezzo: «Tre gradi di giudizio nel tempo
record di quattro anni, con una sentenza della Cassazione che, pur
riducendomi la pena di oltre la metà e concedendomi il beneficio della non
menzione, mi condanna a 10 mesi per appropriazione indebita, consentendo a
Pannella di darmi pubblicamente dell'impostore, dell'estorsore e del
millantatore. Peggio di Luigi Lusi, insomma».Il leader radicale dimentica di
aggiungere che dev'essere anche un vero cretino, questo Quinto, che dal 1995
al 2005 ha procurato al partito finanziamenti per ben 45 milioni di euro, ne
ha maneggiati 19.651.357 di entrate e 20.976.086 di uscite, eppure si
sarebbe degnato di mettersi in tasca solo un misero 0,32% di questo fiume di
denaro, cioè 206.089,23 euro, «spese effettuate con la carta di credito,
facenti parte del mio stipendio, sulle quali ho persino pagato le tasse,
tutte regolarmente contabilizzate, oggetto di ricevute e dichiarate nei
bilanci approvati dai vari congressi», ma sulle quali la magistratura in
primo grado ha evitato di ordinare una perizia nonostante l'imputato non si
rifugiasse nella prescrizione, e sarebbe arrivato a sgraffignare
l'astronomica somma di 2.151,77 euro nell'ultimo anno in cui era in carica,
e oggi è costretto a vivere della sua povertà: «Non possiedo una casa e
neppure un'auto, non ho un conto corrente, sono indebitato fino al collo, ho
dovuto abbandonare Roma e rifugiarmi nella natia Bari, mantengo la famiglia
con un contratto a progetto da 1.200 euro al mese che scadrà il 31 dicembre,
non avrò mai diritto alla pensione».Peccato che Pannella si sia accorto solo
dopo vent'anni che il suo collaboratore di fiducia era «un impostore dedito
ad attività truffaldina», nonostante la conclamata bravura nel reperire
tutti i mesi i soldi per pagare gli stipendi ai 150 dipendenti del Partito
radicale. Una resipiscenza sopraggiunta peraltro solo il giorno in cui
Quinto ha avviato una causa per vedersi riconosciuto dai giudici il dovuto,
e cioè 6 milioni di euro, poi ridotti a 2: «Vent'anni di lavoro occasionale
per 13-14 ore al giorno, senza contratto, senza contributi versati all'Inps,
senza ferie, con presenza in sede anche il sabato, la domenica, a Natale, a
Capodanno, a Pasqua. Aggiunga il mancato riconoscimento del rapporto
subordinato, il mancato adeguamento dello stipendio al ruolo dirigenziale e
la mancata corresponsione del Tfr». La causa è pendente davanti alla Corte
d'appello di Roma.Quinto, 56 anni, giornalista, un esame mancante alla
laurea in giurisprudenza, s'è persuaso che il re nudo sia la
personificazione di Satana e assicura d'averne avuto una controprova il
giorno in cui, dimessosi dall'incarico di tesoriere, andò a ritirare le sue
poche cose nella storica sede romana dei radicali, in via di Torre
Argentina, dove ha lavorato, ma sarebbe più esatto dire vissuto, dal 1987:
«Mi ero fatto accompagnare da padre Francesco Rivera, un esorcista.
All'uscita mi disse: ?Sai, Danilo, ho avvertito molto forte la presenza del
diavolo in quelle stanze. Ringrazia Dio che ti ha salvato?».La salvezza s'è
presentata a Quinto con le sembianze di Lydia Tamburrino, un soprano
originaria di Cassino cresciuta alla scuola di Franco Corelli, Placido
Domingo e Montserrat Caballé, una credente dalla fede adamantina che
l'allora tesoriere del Pr conobbe in una villa sull'Appia Antica, a una
proiezione privata del film Diario di Matilde Manzoni di Lino Capolicchio,
regista col quale la cantante lirica aveva esordito a Lucca in Bohème. «Fu
un colpo di fulmine. Quando annunciai a Pannella che stavo per sposarmi,
ammutolì. Come osavo? Non avevo chiesto il suo permesso! ?È una che
conosciamo??, borbottò. Alla mia risposta, commentò con tono di scherno:
?Ah, allora potrà fare degli spettacoli per noi?. Da quel despota che è, già
considerava anche Lydia di sua proprietà. Non credo proprio, lo raffreddai.
Lì cominciò la guerra per annientarmi».Profumo d'incenso e odore di zolfo,
si sa, non vanno d'accordo. Forse Pannella aveva fiutato il pericolo che
quella donna incarnava. Infatti sarebbe stata lei a convincere il marito che
non doveva più lavorare per il Partito radicale, a farlo riaccostare alla
confessione dopo 30 anni, a riportarlo a messa tutte le domeniche. «Al
nostro matrimonio religioso non venne nessuno degli amici con i quali avevo
condiviso un ventennio di vita, a parte l'ex segretario Sergio Stanzani, che
si presentò all'aperitivo e solo per un quarto d'ora».Avrà temuto le ire del
capo.«Sergio era succube di Pannella. Quando nel 1995 fu deciso che gli
esponenti radicali dovevano denudarsi pubblicamente al teatro Flaiano di
Roma, era terrorizzato: ?Se non lo faccio, Marco non mi candiderà alle
prossime elezioni?. Gli consigliai di andarsene in vacanza per evitare il
ricatto. Ma il richiamo manipolativo del capo era troppo forte. Che
tristezza vedere un uomo di 72 anni nudo in palcoscenico contro la sua
volontà, con le mani sul pene, rannicchiato dietro un albero stilizzato. Se
ci pensa bene, il corpo è al centro di tutta l'ideologia pannelliana, che
vuole decidere come disporne e decretarne la morte, come garantirne la
trasformazione nel corso della vita per assecondare le più disparate
identità sessuali, come abusarne con sostanze che lo devastano. In una
parola, non rispettarlo, consumarlo».I digiuni estremi bene non
fanno.«Estremi ma furbi. Il suo medico di fiducia mi svelò che quando
Pannella decise di bere la propria urina davanti alle telecamere del Tg2, la
sera prima la fece bollire e conservare in frigo per attenuarne il
sapore».In compenso nel 2002 persino il presidente della Repubblica si
preoccupò delle condizioni di salute del guru e chiamò in diretta Buona
domenica per indurlo a sospendere lo sciopero della sete.«Povero Carlo
Azeglio Ciampi! Conservo il nastro di una riunione di partito - c'era questa
mania di far registrare tutto, degna del Kgb - in cui Pannella gli dà della
testa di cazzo. Un déjà vu. Marco è stato il grande elettore di Oscar Luigi
Scalfaro al Quirinale, salvo definirlo ?don Rodrigo, eversore e fuorilegge?
quattro anni dopo, invitandolo a ?fare un passo indietro, fino al limite
della galera?».Se è per quello, costrinse con accuse false il povero
Giovanni Leone alle dimissioni e poi andò a chiedergli scusa poco prima che
morisse.«Ora coccola Giorgio Napolitano e ne loda ?la davvero straordinaria,
quotidiana, pubblica, sapiente opera e fatica?. Però negli ultimi giorni ha
cambiato musica. Siccome, stando a Italia Oggi, il mio libro avrebbe
stoppato la campagna per la sua nomina a senatore a vita, si lamenta a Radio
Radicale perché il capo dello Stato non è un liberale, è un ex comunista di
cultura togliattiana. Lui fa sempre così: quando vuole ottenere qualcosa,
minaccia».Pannella è iscritto alla massoneria?«Non penso. Però mantiene con
essa rapporti strettissimi. Del resto Giorgio Gaber nel monologo L'abitudine
diceva: ?Io, se fossi Licio Gelli, mi presenterei nelle liste del Partito
Radicale?. Il capo della P2 fu sul punto d'essere candidato dal Pr come una
qualsiasi Cicciolina. A questo scopo suo figlio Maurizio ebbe una serie
d'incontri con Pannella in un albergo romano di via Veneto. Posso
testimoniare che Gelli junior è stato un grande finanziatore del
partito».Che altro può testimoniare?«Che Radio Radicale ripianava i debiti
della Lista Pannella col denaro ricevuto dallo Stato. Non poteva farlo, era
contro la legge. Con una convenzione ad hoc e senza gara d'appalto, Radio
Radicale dal 1998 incassa 10 milioni di euro l'anno per mandare in onda le
sedute parlamentari che potrebbero essere trasmesse gratis dalla Rai. In più
la legge sull'editoria le garantisce altri 4,3 milioni di euro in quanto
organo della Lista Pannella, che peraltro non ha eletti in Parlamento. Ho
denunciato tutto questo allo stesso procuratore della Repubblica che mi ha
rinviato a giudizio. A tutt'oggi non mi è stata neppure comunicata
l'archiviazione dell'esposto. Come se non l'avessi mai presentato».Perché i
radicali erano indebitati?«Pannella spende patrimoni per le sue carnevalate.
La sola campagna Emma for president del 1999 per candidare la Bonino al
Quirinale ci costò 1,5 miliardi di lire. All'annuncio che Marco voleva la
sua cocca sul Colle, lei svenne o fece finta di svenire, non s'è mai capito
bene, durante una riunione notturna in un albergo di Monastier, nel Veneto.
Ha sperperato un mare di quattrini nel disegno megalomane e fallimentare del
Partito Transnazionale, che aveva 20 sedi nel mondo, da Baku,
nell'Azerbaigian, a New York, dove mi spedì a lavorare per sei mesi. Fu lì
che vidi i solidissimi rapporti esistenti fra la Bonino, frequentatrice con
Mario Monti del Gruppo Bilderberg, e lo spregiudicato finanziere George
Soros, il quale nel 1999 prestò un miliardo di lire ai radicali. E fu lì che
lessi il fax inviato da Pannella alla stessa Bonino quando la fece nominare
commissaria europea nel 1994: ?Cara principessa, ora tutti s'inchineranno ai
tuoi piedi?».Oltre che spendaccione, che tipo è Pannella?«Un pusillanime.
Nell'ultimo colloquio che abbiamo avuto, teneva gli occhi bassi.
Riaffermando la mia fede cristiana, riconquistavo la libertà, e questo gli
metteva paura. Pur sapendo quale vendetta mi attendeva, ho provato molta
pena per lui. Qualche tempo dopo Lydia lo ha incontrato per strada nei
pressi di via del Tritone. Pannella le ha voltato le spalle fingendo di
guardare le vetrine d'un negozio di strumenti d'acconciatura per donna. E
dire che allora non portava la fluente coda di capelli bianchi che oggi
tiene annodata lungo la schiena. Non ha avuto il coraggio di girarsi neppure
quando mia moglie ha recitato ad alta voce, perché lui sentisse, il Padre
nostro e l'Ave Maria».Solo pusillanime?«Intelligente. Grande manipolatore.
Ha attraversato 50 anni di politica italiana stando sempre nel ventre caldo
della vacca, la partitocrazia, fingendo d'esserne fuori e di combatterla. La
sede vera del Partito radicale è casa sua, in via della Panetteria, vicino
alla Fontana di Trevi, frequentata assiduamente dai tre o quattro uomini che
ha amato nel corso della sua vita. L'approvazione e l'esaltazione
dell'omosessualità e della bisessualità non solo è connaturata al mondo
radicale, ma rappresenta lo strumento attraverso il quale si formano le
carriere politiche».Eppure cita in continuazione le Sacre Scritture.«E che
cosa sa fare il diavolo, se non cercare malamente d'imitare Dio? Da anni usa
una sua foto, scattata durante un incontro con Papa Wojtyla al quale
partecipavano il dc Flaminio Piccoli e molti altri parlamentari, per
vantarsi d'aver avuto un filo diretto con Giovanni Paolo II. Sostiene
persino che il Pontefice ascoltava le sue concioni a Teleroma 56. Mi
dispiace che Giovanni Maria Vian, direttore dell'Osservatore Romano, sia
andato a farsi intervistare da Radio Radicale per confermare quest'amicizia
inesistente. Fa il paio con la stoltezza di don Gianni Baget Bozzo, pace
all'anima sua, che lo venerava e diceva di lui: ?Pannella in realtà è una
figura interna alla cristianità italiana, non è un politico: è un
profeta?».Lei sta demolendo la persona alla quale ha consacrato metà della
sua vita.«Lo so, e mi considero per questo un grande peccatore, che ha
alimentato l'opera di devastazione che Pannella ha compiuto sull'identità
cristiana di questo Paese. Ha confuso la libertà col desiderio. Ha portato
l'Italia a non distinguere più il bene dal male. Ha distrutto milioni di
vite umane con l'ideologia abortista. Per questa ragione combatte la Chiesa.
Nella sua intelligenza luciferina, sa che gli sopravviverà».Questo è
sicuro.«Prigioniero di un delirio d'onnipotenza, a 82 anni sta evitando i
conti con una categoria che non gli appartiene: la morte. Dovrebbe pregare,
come fa mio figlio che di anni ne ha appena 7».(605.
Continua)***@ilgiornale.it

COMMENTI
Se l'uomo si sostituisce a Dio, diventa egli stesso Dio: decide lui ciò che
è bene e ciò che è male e, naturalmente, dato che lui è dio, il bene sarà
tutto ciò che servirà al suo tornaconto. L'esperienza del comunismo lo
conferma e lo confermano le storie di questi omuncoli dediti al culto della
propria personalità, anche se nella sostanza sono meno di...
PrameriDom, 22/07/2012 - 12:48
Solidarietà a Danilo Quinto.
Rosella MeneghiniDom, 22/07/2012 - 13:20
Già mi aveva sconvolto l’articolo sulla disonorevole Bonino che insegnava ad
abortire con la pompa della bicicletta con relativa foto di conferma; ma
leggendo questo ho avuto la conferma di certe percezioni che mi angosciano.
Siamo veramente caduti in un girone infernale da dove non si riuscirà ad
uscirne se non con l’aiuto di Dio. Quando Paolo VI diceva che i fumi di
Satana erano entrati nei sacri palazzi, sbagliava per difetto. Il Paese
intero è nelle sue spire e lentamente, con sadismo lo sta stritolando. Il
peggio è che non solo la maggioranza dei suoi masochisti abitanti si lascia
stritolare, ma fa di tutto perché il Paese venga annientato. L’eutanasia,
tanto cara a Pannella e soci, ha vinto e non sarà certo dolce. Almeno per il
momento. Alla fine il bene vincerà anche se il prezzo da pagare sarà in
proporzione al male che ha incancrenito ogni valore. Incancrenito al punto
da umiliare la dignità di persona, da cancellare l’identità umana ormai
preda di un becero individualismo che, in un’escalation di pazzia collettiva
porta all’autodistruzione. Non disperiamo però, la Storia ci dice che se l’odio
distrugge tutto ciò che incontra, l’Amore ha la capacità di ricostruire
anche sulle macerie. Che Dio ci aiuti!
© IL GIORNALE ON LINE S.R.L. - P.IVA 05524110961
Arduino
2012-07-29 23:37:07 UTC
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Post by R***@libero.it
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"Così il luciferino Pannella è riuscito a rubarmi la vita"
Ritratto altamente inquietante del capo del partito radicale.

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